Vito Montaruli

Da oltre trent’anni residente a Madrid, a inizio millennio apre un’agenzia di management musicale grazie alla quale diventa uno dei punti di riferimento del panorama musicale spagnolo.

Come è riuscito a diventare produttore musicale in Spagna essendo italiano?

Sono arrivato in Spagna nel 1987 e, dopo aver lavorato da traduttore presso il consolato italiano a Madrid, ho avuto l’opportunita di iniziare a lavorare nel dipartimento di produzione della Compañía Nacional de Teatro Clásico. Successivamente mi sono trasferito a Siviglia per collaborare, in occasione dell’Expo 1992, nella produzione del musical sulla Copla, Azabache, con figure del calibro di Nati Mistral, Rocío Jurado, Imperio Argentina e Juanita Reina. Grazie a questo spettacolo cominciai a lavorare nel mondo della danza spagnola, del flamenco e della musica, lavoro che ho continuato ed approfondito negli anni con lunghe tournée in giro per il mondo con diverse compagnie di danza.

Nel 2001 ho creato Pasión Turca, agenzia di management musicale, contrattazione ed organizzazione di  spettacoli e concerti. Il mio socio è turco ed abbiamo uffici a Madrid ed Istanbul. In questi 16 anni abbiamo lavorato con grandi nomi della musica internazionale, e sopratutto spagnola, come Paco de Lucía, Montserrat Caballe, Concha Buika, Luz Casal, Monica Molina, Ornella Vanoni, Lucio Dalla,  etc.

Quali sono i suoi musicisti contemporanei preferiti in Spagna? Ed in Italia?

La domanda è difficile o, più precisamente, la risposta sarebbe troppo lunga per i diversi tipi di musica che mi piacciono. Comunque, qualora dovessi scegliere comincerei con la musica di Love of Lesbian e Vetusta Morla e di giovani come Marco Mezquida.  Per il pop citerei Zenet, Xoel Lopez, María de los Ángeles Rozalén e Depedro, per il Flamenco Carmen Linares, Mayte Martín, Miguel Poveda, Martirio e Raúl Rodriguez.  Cantautori come Pedro Guerra e Jorge Drexler. Non vorrei dimenticare  la musica folk di Eliseo Parra, Acetre o Luis Delgado ma è molto difficile scegliere e citarne solo alcuni.

Per quanto riguarda la musica italiana, che però in Spagna si ascolta poco, mi piacciono artisti come Elisa, Arisa, Francesco Gabbani, Vinicio Capossela, Mario Biondi ed Enzo Avitabile.

E tra i classici della canzone italiana e spagnola?

Per la canzone e musica italiana ovviamente la grande Mina, Adriano Celentano, Franco Battiato,  Ornella Vanoni, Gino Paoli, Renato Zero, Giuni Russo ed Anna Oxa. Vorrei anche ricordare musicisti non più tra noi ma da me molto apprezzati come Lucio Dalla, Luigi Tenco e Pino Daniele.

Per i classici della canzone e musica spagnola menzionerei artisti come Raphael, Joaquín Sabina, Joan Manuel Serrat, i Mecano, Alaska ed altri, sempre presenti nella mia playlist personale, come Enrique Morente, Rocío Jurado o Lola Flores.

Cosa pensa dell’omaggio che sta preparando l’Ambasciata ai musicisti ed artisti degli anni sessanta, quelli della Dolce Vita?

Penso sia un’ottima idea. Negli anni sessanta si gettarono le basi per ciò che sarebbe poi successo in tutti i campi delle arti quali pittura, musica, teatro, cinema etc. Le nuove generazioni non conoscono o comunque sanno molto poco ciò che successe in qulla decada  e l’influenza  che ebbe su tanti aspetti della vita delle seguenti generazioni.

Cosa le piace maggiormente della Spagna?

Il calore umano della sua gente, la ricca diversità culturale del territorio, la storia e la cultura: belle arti, architettura, musica, folklore, lettertura, e stile di vita.

E che le manca dell’Italia?

Quasi tutto! Il cibo ed i suoi sapori e profumi, lo stile di vita molto particolare dove c’e la presenza costante dei valori e dei rapporti familiari cosi come l’apertura al mondo ed al progresso

Che musicista spagnolo vorrebbe che venisse a cantare a Bari, sua città natale?

Vorrei che partecipassero molti cantanti ma, sicuramente, avrebbero grande successo musicisti come Zenet e Concha Buika.

Quale reputa sia la principale differenza tra la cultura spagnola ed italiana?

Dobbiamo pensare che, tra tutte le culture latine, gli spagnoli e gli italiani sono quelli che hanno più elementi in comune. Immaginate per un momento come sarebbe l’Hispania romana: Merida, Siviglia (Italica), Tarragona, Cartagena etc. Le somiglianze sono molto più numerose delle differenze. La dieta mediterranea è essenzialmente una sintesi di abitudini culinarie condivise principalmente tra Italia e Spagna e c’è una vitalità sociale e culturale che rende la comunicazione molto più facile.

Gli spagnoli sono molto diversi gli uni dagli altri e, così come presentano tra loro spiccate differenze un andaluso e un basco, lo stesso accade tra un piemontese e un siciliano. E ciò genera principalmente una nuova somiglianza piuttosto che una differenza, modelli di comportamento sociologico che si ripetono naturalmente. Nella vita culturale, forse, la più grande differenza è a livello di amministrazione ma, in ogni caso Italia e la Spagna condividono il privilegio di essere all’avanguardia in Europa.

In futuro le piacerebbe tornare a vivere in Italia o, per il momento, è un idea che neppure considera?

Questo è un quesito che mi ha sempre tormentato e, negli ultimi tempi, ho considerato diverse possibilità come quella di avere un ufficio della mia agenzia di Roma e fare il pendolare. Un’altra è tornare completamente (chissa forse quando andrò in pensione) ma non è sicuramente una decisione facile da prendere o una domanda facile cui rispondere. Nella vita contemporanea per molte cose non importa dove vivi poichè le comunicazioni rendono oggi facile lavorare da qualsiasi posto. Ho avuto proposte interessanti a questo proposito ma, in ogni caso, tanto in Spagna come in Italia si vive molto bene.