Rachele Furfaro

L’Ambasciata di Spagna in Italia, per lo straordinario legame che unisce la città di Napoli e i suoi Quartieri Spagnoli, nel maggio 2019 ha firmato un accordo con la Fondazione FOQUS il cui presidente è Rachele Furfaro

 

Quest’accordo intende avviare un programma continuativo di presenza e di promozione della Cultura spagnola nei Quartieri Spagnoli di Napoli, per meglio valorizzarne l’identità culturale originale e fondativa spagnola, e riconnettere la storia attuale dei Quartieri e il suo Patrimonio artistico e culturale alla realtà della Spagna contemporanea. Certamente é la prima volta che un paese europeo interviene e partecipa a un progetto di rigenerazione urbana in una città italiana.

Le attività che saranno realizzate nei Quartieri Spagnoli e in collaborazione con FOQUS, oltre che una valenza culturale e artistica, rappresentano anche l’impegno dell’Ambasciata a partecipare ai programmi di sviluppo economico, culturale, sociale: in una parola, di emancipazione della comunità e del territorio – come intrapresi da FOQUS in questi anni.

Rachele Furfaro è fondatrice della scuola paritaria Impresa sociale “Dalla Parte Dei Bambini”, dal 1986 modello di scuola attiva ispirata alle pratiche di Freinet. Impegnata in progetti di Cooperazione Internazionale per il Ministero degli Esteri. Dal 2006 al 2011 è stata Consigliere alle Politiche Culturali della Regione Campania. Componente del Comitato scientifico della Fondazione SUDD dal 2011 ad oggi. Consulente strategico per i progetti Webecome di Intesa San Paolo per il contrasto dei disagi dell’età evolutiva. Fondatrice del progetto Foqus e Presidente della Fondazione Quartieri Spagnoli onlus.

 Raquele, raccontaci un po’ di come è iniziato il progetto FOQUS,

Il progetto ha radici nella mia prima esperienza di lavoro come insegnante di ruolo in una scuola elementare della provincia di Napoli, emblema di quelle difficoltà sociali non solo delle città del sud. È da quella esperienza che sono partita quando ho dovuto immaginare come rifunzionalizzare e ridare vita allo spazio dell’Istituto Montecalvario. Uno spazio vuoto di 10000 metri quadrati gestito, per più di quattro secoli dalle suore della carità, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, dove più di 30000 persone sono concentrate in un Kmq.  Una densissima periferia incardinata da secoli nel centro di Napoli. Qui vive il 10% di tutti i bambini della città, si registrano i dati di disoccupazione, abbandono scolastico, devianza giovanile, criminalità più alti di tutta Italia. E’ qui che, affidando la mia idea ai migliori professionisti, ho dato vita ad un progetto di riqualificazione urbana che in un certo senso traslasse i principi educativi della scuola attiva da una dimensione scolastica, riferita a bambini e ragazzi, a una dimensione urbana che coinvolgeva adulti, famiglie, comunità. Il passaggio concettuale e di scala voleva verificare la possibilità che i principi di un modello educativo per la scuola potessero caratterizzare e ispirare anche quelli per un progetto di sviluppo sociale e civile.

Inoltre, FOQUS vuole essere un luogo d’incontro culturale, piuttosto che un centro educativo. È così?

Il lavoro che porto avanti ormai da oltre trent’anni si articola sul binomio cultura/educazione ambiti inscindibili di una azione di rigenerazione sociale. La cultura è educazione e l’educazione è cultura. Da questa visione, che supera rigide separazioni si è sviluppato, grazie a Foqus, un progetto di rigenerazione urbana per i Quartieri Spagnoli, che ho voluto disegnare come un’esperienza pedagogica, dove le esperienze educative diventano processi di attivazione, mirati a limitare la disgregazione del tessuto sociale urbano attraverso formazione, cooperazione sociale e autoimprenditorialità. In quest’ottica l’ambito culturale eleva quello educativo diventando un moltiplicatore dell’azione pedagogica.

Si tratta della costruzione di un ambiente in cui scambiare esperienze, in cui offrire la possibilità di incontrare, con i propri occhi, altri e nuovi orizzonti. Un luogo in cui aprire porte, accogliendo e stimolando le sensibilità di ognuno. Dove è possibile costruire relazioni positive fondate su una fiducia che si costruisce facendo insieme, superando insieme paure e difficoltà, sperimentando convivenza per nuove comunità solidali.

In definitiva un luogo di incontro in cui dare vita a quel meticciato culturale che accoglie e promuove saperi, linguaggi e culture diverse.

Qual è l’importanza della collaborazione nel concetto FOQUS?

Il progetto di FOQUS si è caratterizzato da subito per i processi di cooperazione e collaborazione messi in moto nei Quartieri Spagnoli:  un’offerta educativa, di servizi e di attività, che favorisse un’ibridazione di identità, abilità, appartenenze sociali, di ambienti e persone provenienti da diverse parti della città e interessate a partecipare o ad agire. Concretamente si è trattato di definire un modello organizzativo e di governance capace di contaminare in via stabile e continuativa ambiti tradizionalmente separati: educazione, lavoro, economia. Si è sollecitata una partecipazione attiva tra soggetti diversi, per missione e identità, che nel corso degli anni qui si sono insediati. Si sono sviluppati programmi di formazione e tutoraggio per creare nuove imprese cooperative, che hanno iniziato un’attività diretta nel settore dell’educazione, dell’assistenza sociale e alle persone disabili. E da questo mix di risorse sono scaturiti importanti elementi di cambiamento, generativi di trasformazioni che hanno cambiato un semplice contenitore di attività in una comunità capace di ascolto. Uno spazio cooperativo in cui ciascuno personalmente e tutti collettivamente hanno imparato a cedere piccole parti dei propri saperi, delle proprie certezze, per creare quel vuoto necessario ad accogliere e sostenere i pensieri e l’agire di tutti.

Cosa pensi che FOQUS possa contribuire a Napoli e all’Italia in generale?

FOQUS rappresenta un’innovazione di modello che, a differenza di analoghe esperienze europee e italiane, al tempo stesso è un modello insediativo tipico delle rigenerazioni di edifici e spazi urbani (ospita iniziative e attività di impresa all’interno dei propri spazi) ma è allo stesso tempo e soprattutto un modello di produzione di impresa e lavoro (ha curato programmi di formazione e di nuova impresa che hanno dato origine a diverse iniziative oggi sostenibili, che danno lavoro a decine di persone; ha creato 136 posti di lavoro nell’arco dei primi 4 anni di attività) e di gestione partecipata di progetti di sviluppo o di contrasto alle povertà educative a favore della popolazione dei Quartieri Spagnoli (sono quaranta le associazioni, le cooperative, i gruppi, le istituzioni locali coinvolte nei principali progetti di cui la Fondazione FOQUS è promotore).

Il modello di lavoro che FOQUS promuove è compartecipativo, perché basato sul coinvolgimento attivo di imprese private (18) e pubbliche (1).

FOQUS utilizza pratiche di rete, networking e coproduzione, che consentono correlazioni continue tra competenze e specializzazioni di ognuna delle imprese e iniziative insediate.

Il percorso che stiamo portando avanti a FOQUS è un’esperienza in continua evoluzione che, in pochissimi anni, ha contribuito a creare sviluppo ed emancipazione, in uno dei territori a più alto tasso di fragilità sociale della città di Napoli. Sono stati creati servizi educativi e di istruzione, servizi di cura  alle persone, attività culturali e di impresa inimmaginabili fino a qualche anno fa. Servizi che hanno cambiato il volto del quartiere.

L’accordo firmato a maggio tra l’Ambasciata spagnola in Italia e FOQUS è molto importante per entrambe le istituzioni. Cosa significa per voi?

Partirei dal titolo dell’opera di Josè Molina, che si incontra visitando Foqus, Hermanos. L’incontro tra FOQUS, i Quartieri Spagnoli, e l’Ambasciata Spagnola è avvenuto spinti, entrambe le istituzioni, da questo forte sentimento di fratellanza che Josè Molina ha immediatamente colto e espresso con la sua bellissima opera donata a FOQUS. Inoltre, é la prima volta che un paese europeo interviene a un progetto di rigenerazione urbana in una città italiana. E’ questa la novità che segna l’accordo con l’Ambasciata Spagnola che non solo è importante per le istituzioni che lo hanno sottoscritto ma soprattutto per le comunità che si sono sentite immediatamente protagoniste in questo rinnovato sentimento di amicizia. Il successo di partecipazione della prima edizione del Festival del Cinema Spagnolo e del Premio Quartieri Spagnoli è la dimostrazione che il dialogo tra i popoli, l’incontro di culture diverse, il confronto e le esperienze condivise rappresentano quel valore aggiunto per costruire coesione e comunità ricche culturalmente. Viviamo in una contrapposizione tra chi “si chiude” all’altro, alle esperienze, all’innovazione, alla cultura, e chi “si apre” per dare un senso alla propria vita, per guardare la profondità dell’altro da se, per superare paure e stereotipi. L’accordo con la Spagna è anche questo, l’apertura di comunità dentro l’identità europea.

Vuoi aggiungere qualcos’altro?

In modo del tutto sincero e con molto piacere voglio ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile l’incontro con l’Ambasciata Spagnola: la Fondazione con il Sud, l’ambasciatore Sua Eccellenza Alfonso Dastis,  il console Ion de la Riva e tutti coloro che hanno reso possibile questo accordo.

Siamo stati tutti uniti da un comune obiettivo: recuperare, rinnovare, riconnettere la storia fondativa e l’identità attuale dei Quartieri Spagnoli alla vicenda culturale della Spagna contemporanea, con la  consapevolezza della fragilità socio-economica dei Quartieri Spagnoli, della necessità che le azioni che qui si realizzano siano sempre  parte di un disegno di promozione dello sviluppo sociale, culturale e quindi civile dell’intera comunità; che siano complementari e in relazione ai programmi di rigenerazione già in essere, per assumere valenze strategiche, di prospettiva e di impatto reale sui destini e la vita delle persone e delle comunità. Per il lavoro avviato e, in parte, già realizzato, mi sento di ringraziare l’Ambasciata Spagnola.