Pepe Carretero

Pepe Carretero, Pittore e y Poeta autodidatta, nasce nel 1962 a Tomelloso (Ciudad Real). Ha partecipato a numerose esposizioni collettive e si è meritato svariati premi di pittura, tanto a livello nazionale che internazionale. La sua opera è presente in molti Musei e Fondazioni, e forma parte anche della collezione del Museo Reina Sofía di Madrid.

Pittore figurativo che attrae per la sua peculiare maniera di intrecciare il mondo del quotidiano con elementi che sembrano defluire dal mondo onírico, nel quale con frequenza si ritrova l’esperienza dell’abitare e degli spazi limitati dell’essere umano, come se fosse il tema che unisce l’umanità intera.

Nel mese di Marzo avrebbe dovuto presentare la propria esposizione “De aquí a un tiempo” nel Museo Municipal de Valdepeñas, che è stata posticipata alla cessazione dello stato di allarme in Spagna per il virus planetario, e comunque speriamo di poter ammirare le sue opere nel mese di Maggio a Roma, in quanto è stato scelto per rappresentare la Spagna in occasione della celebrazione del giorno dell’Europa, una mostra che avrà luogo nella Real Academia di Spagna.

Illustraci, come iniziasti nel mondo della pittura?

Quasi tutti i bambini disegnano (cosa molto interessante per lo studio degli psicologi) e io non ho mai smesso di farlo: ricordo che le mie zie erano molto contente che io dipingessi i matrimoni che vedevo nei minimi dettagli, le processioni, ecc. Dovevo essere un bambino molto solitario e taciturno, ma non ho mai interrotto questo istinto, ed ogni volta che mi torna alla mente il passato lo ricordo mentre disegnavo e dipingevo, e mai facendo esercizio fisico, perché non l’ho mai fatto. A Tomelloso lavorò un pittore meraviglioso, Antonio López Torres, che senza volere creò una scuola di discepoli e impartiva dei corsi. Il suo esempio mi ha aiutato. La mia fu una vocazione, ed anche se sarei stato un buon insegnante di storia, ho sempre saputo che sarei stato un pittore.

Ti definisci principalmente un pittore, lasciando ad un lato il tema della poesía, perchè?

La poesia è venuta dopo, anche se sono stato autodidatta perché nessuno guidò le mie letture. Tutto nacque perché all’ultimo anno di liceo i miei compagni di classe scrivevano, e le mie prime poesie furono premiate nell’Istituto. Questo mi ha incoraggiato a continuare, ma so qual è il mio livello: non voglio rendermi ridicolo però so di poter contribuire di più nella pittura. Inoltre, non si può forzare la poesia, arriva quando vuole, mentre la pittura si può dire che sia più artigianale. Ad ogni modo, a causa di questo legame con il tempo dedicato alla pittura, oggi sono un lettore più di poesie che di romanzi.

Guardando la tua opera osservo che sei un pittore che si concentra soprattutto a rappresentare le persone e le cose, è cosi?

Penso che gli “artisti” (non mi piace molto questa parola così magniloquente) siano in sostanza dei meri “medium”: io non ho studiato il mio percorso professionale, ma mi rendo conto che fin dall’inizio ho dipinto in maniera ossessiva tutto ciò che mi circonda, le persone che amo, i miei sogni e i miei incubi… tutto come se io fossi un giudice che desse costanza di una vita comune come la mia.

I critici d’arte convengono sul fatto che sono un pittore con un linguaggio proprio e riconoscibile, che mi muovo nelle forme tradizionali basate sul disegno e con una visione radicale nei confronti della realtà e l’ambiente che mi circonda. Questa visione si nutre di una attitudine critica, che non esclude la dolcezza all’interno del tema biografico, a volte  scavata dentro le relazioni familiari, a volte affettive, dove predominano colori pastello ed una chiara influenza delle avanguardie d’inizio del secolo scorso, degli albori dell’ espressionismo tedesco e sopra tutto dell’Arte pop.

Non possiamo non considerare che la pandemia che stiamo soffrendo ha modificato il nostro mondo. Nella tua opera è importante la vita familiare e ciò che ci circonda; dal tuo punto di vista, che differenza ci sará tra il “mondo di prima” rispetto a quello che ci aspetta dopo il mese di marzo del 2020?

Non sono un indovino, ma non prevedo nulla di allettante. La pandemia è stata una brutta sorpresa che ci ha colto alla sprovvista, e comunque i miei amici in affari da tempo andavano prevedendo una crisi economica globale. Speriamo in un vaccino immediato e che le grandi potenze abbiano pietà delle altre. Credo che sarà un bene per noi anteporre gli interessi meno egoisti a quelli dei capitalisti ma, dato quello che abbiamo visto, in questi momenti fatidici non ho molte speranze nel genere umano, che non ha saputo prevedere la conservazione dell’universo in cui viviamo ed una buona distribuzione della ricchezza.

Come cambierá il panorama dell’arte dopo la pandemia?

Si potrebbe dire che il mondo dell’arte è “toccato e affondato”. Se in Spagna non ci fossimo ripresi dopo l’ultima crisi, questo ci avrebbe reso invisibili e temo innecessari per la società. Chi acquisterà o avrà bisogno di un quadro, una poesia, una commedia di teatro, una musica… se intorno a noi tutto crolla? Non voglio essere un profeta di sventura nè un catastrofista, ma se prima sopravvivevamo solo un 15% di coloro i quali si dedicavano a questa professione, vivendo male secondo le statistiche e con pochissimo profitto, non voglio pensare a cosa ci si sta avvicinando…

Tutto ciò cambierà la tua opera?

Non so, al momento vedo tutto tanto “nero” che non so cosa ci porterà questa pandemia e la conseguente crisi economica… la cosa più normale è reinventarsi, ma ora è troppo presto per anticipare gli eventi. Adesso la cosa più importante è sopravvivere al virus e far sì che la nostra gente esca indenne da tutto questo incubo.

Che progetti hai in futuro?

Non sono mai stato uno che anticipa gli eventi perché ho sempre pensato che potessero portare sfortuna e non voglio apparire un supponente, comunque a parte la mostra a Valdepeñas (ora chiusa) ho intenzione di pubblicare un catalogo per l’Eccellentissimo Consiglio Provinciale di Ciudad Real che raccoglie tutta la mia tematica onirica. Inoltre ho previsto altre mostre: a luglio nella Casa de Vacas del Retiro a Madrid insieme a un fotografo e con il patrocinio di Transexualia, il cui tema sono i diritti LGTBI, da ottobre nella casa della Cultura di Pozuelo ed il 9 maggio a Roma per festeggiare il giorno dell’Europa, per la quale sono molto emozionato per due motivi: perché il mio lavoro esce dalla Spagna con una mostra personale e per il ritorno all’Accademia di Roma, dove vi sono stato come borsista nel 1988-89 e mi rese oltre modo felice in quanto fu una esperienza molto arricchente, sia personalmente che professionalmente. Speriamo che le circostanze aiutino a realizzare tutti questi progetti! Auguro molta salute a tutti voi.

Margarita Rodríguez. Roma, 2 aprile 2020.