Julio Ocampo

Giornalista, fotografo, guida, scrittore ed insegnante di spagnolo. Per due anni e mezzo corrispondente del giornale Marca e collaboratore occasionale di El País. Collaboratore del programma televisivo “Informe Robinson”, alla RAI ed a Radio RAI per sei anni. Scrive di cultura, arte, cinema, politica, sport, gastronomia e religione in Esquire, Discover Art, The Adventure of History, Magazine 21, Magazine H, Cyclist, Libero, Classic Cars, Giants of Basket e So Film. Ha pubblicato un romanzo: Paris, Roma. Ha diretto un seminario “El Greco” presso la UPTER, dove ha anche insegnato lo spagnolo. Con “Genti e Paesi” ha organizzato visite nel palazzo del Grande Oriente d’Italia, patria della massoneria.

Vorrei che mi raccontassi un po’ della tua storia, della tua formazione, di come sei giunto a Roma.

Ho studiato Storia dell’Arte a Cáceres. Ho fatto tre anni e poi sono andato al secondo ciclo di giornalismo presso l’Università Carlos III di Madrid. Nel 2005-2006 ho studiato con una borsa di studio Erasmus a Roma. Senza accorgermene, mi sono innamorato della città a tal punto che dopo aver finito, e quando tutti se ne erano andati, ho lavorato come bagnino per tutta l’estate. Poi ho dovuto fare un viaggio a Madrid per motivi familiari, dove ho incontrato quello che oggi è mia moglie e, dal primo minuto la convinsi ad andare a vivere a Roma. Non conosceva la città ed io avevo la sensazione di avere molto da scoprire. Non mi sbagliavo. Ora da una prospettiva diversa da quella che avevo come studente, lo trovo molto più eccitante. Sono passati più di sette anni da quando siamo venuti a vivere qui.

In qualitá di giornalista e fotografo, hai realizzato mostre sui senzatetto e sulla periferia romana.

A Roma ho realizzato tre diverse mostre fotografiche. La prima fu “Ricordi Romani”, un omaggio a Pasolini. Nel mio stile, ma prendendolo come ispirazione. Era itinerante, ogni sabato in un mercato della zona EUR. Abbiamo anche proiettato il film “Accattone” con il suono di Gabriella Ferri.

Era un ritratto carnale della città: realismo e costume, puro e duro, esagerato. Innocente peccatore, Roma come un brutto Cristo, come quello di Pier Paolo Pasolini nel “Vangelo secondo San Matteo”. Una specie di cristianesimo a cui ho rimosso le mammelle divine. Mi sembra di ricordare che dividemmo la mostra in cinque pannelli: nascita, peccato, morte, penitenza e risurrezione. Ognuno aveva le immagini della città secondo questi titoli: la risurrezione – l’espiazione di tutti i peccati – erano precisamente i mercati, le loro vite quotidiane, le voci che vi venivano date, i carciofi, il basilico, la spontaneità; il peccato era, tra le altre cose, la sporcizia, molto necessaria per dare un senso a tutto. L’individuo non vuole vedere il suo lato oscuro, forse a causa della sua incapacità di accettarlo. Roma è uno specchio che ci regala questo quotidianamente … e lo critichiamo, ci vergogniamo, abbiamo paura. Con questo non voglio giustificare nulla. È una filosofia di vita che può essere conformista o superficiale, ma per me è piuttosto il contrario. In questi sobborghi, e dopo aver letto “Ragazzi di vita”, ho trovato belle immagini: capre, frutteti, cavalli nei bassi del Tevere, rumeni che pescano anguille, campi da calcio con bambini scalzi che giocano a calcio … Roma non è il Colosseo ma un gruppo di anziani che giocano a carte in una stazione di servizio abbandonata a Tor Bella Monaca, Ponte Mammolo o Bufalotta, comprare latte fresco e acqua frizzante a Monte Sacro, vicino all’Aniene, dove si trova la fontana dell’Acqua Sacra. Tornando al tema della sporcizia, già negli anni Ottanta, Nino Manfredi e le stelle della Roma (Falcao, Pruzzo e Conti) insegnavano alla gente a non sporcare. Non è possibile riassumere tutto ciò nel fatto che l’AMA non la raccoglie, né che il problema è attuale. Durante questi mesi ho scavato molto nei rifiuti e ho scoperto un mondo: il nostro.

Le altre due mostre sono state allestite nelle biblioteche pubbliche: “Roma, Vida” (Ennio Flaiano, Tufello) e “Sguardi animali” (biblioteca di San Basilio): la prima simile alla precedente, pur eliminando le connotazioni pasoliniane. A Roma tutto puzza di vita. È la vita e puzza, buona o cattiva, ma puzza. Se la vita fosse un mosaico, metterei tutti i tasselli di questa città, senza ignorare nulla.

D’altra parte, “Sguardi animali” riguardava la visione dei senzatetto a Roma. Sempre mentendo o inginocchiandosi, temono l’essere umano, e talvolta si relazionano più agli animali che alle persone. La città si vedeva come frammentata. Polarizzata. Ho usato questa mostra come critica a diverse cose: neoliberismo, capitalismo, messaggi contraddittori dalla Chiesa … Un anno dopo ho avuto la fortuna di venderla sotto forma di fotogiornalismo a una rivista spagnola. Ho fatto lo stesso, ma togliendo la parola colpa da ogni contesto. Ho passato un anno a intervistare molte persone (senzatetto, sacerdoti, collaboratori …) e alla fine, ho trovato tutto molto spiacevole perché l’argomentazione generale è biasimarsi a vicenda e semplificare una questione complicata da capire. I 10.000 senzatetto a Roma sono 10.000 senzatetto a Roma e nessuno ne ha la colpa. Neanche loro. Non sono un giudice. Non so come giudicare, so raccontarlo, giudicare me stesso e lo faccio sempre male, perché finisco per essere colpevole in tutti i casi. È molto efficace per l’essere umano colpevolizzare per comprendere. Poi arriva la ricerca di alleati …

Perché questo interesse per i senzatetto?

Non ho particolari interessi in nessun gruppo sociale. Mi interessa solo quello che non so. Non sapevo nulla di loro, a parte alcuni articoli letti sul giornale. L’ho trovato molto interessante e allo stesso tempo sgradevole, una volta che l’argomento era stato studiato a fondo: molti dormono nelle grotte della zona di Labaro, altri hanno già difficoltà a dormire nei letti, lasciando zone che considerano VIP (la Colonna del Bernini) per non perdere il lavoro e la maggior parte di loro sono uomini. L’uomo, e so che questo è già un argomento assunto, è molto più fragile della donna. Non ci è stato insegnato a piangere.

Oltre ai tuoi interessi artistici, so che organizzi visite guidate nelle catacombe.

Ho lavorato per un anno e mezzo a San Callisto, ma giá non lo faccio più. Ora sto per iniziare una sorta di master in archeologia sacra e cristiana. È stata un’esperienza interessante e vorrei approfondire la questione. Le Catacombe cristiane sono un mondo meraviglioso, che purtroppo il cinema non ha saputo raccontare bene. D’altra parte, con l’associazione “Genti e paesi” stiamo organizzando una visita alle catacombe ebraiche, quelle di Vigna Randanini. Ce ne sono sei a Roma.

Che differenza hanno rispetto alle catacombe cristiane?

Gli ebrei arrivano a Roma secoli prima della comunità cristiana, che lo fece nel tardo primo secolo, con Pietro e Paolo in testa. A grandi linee si differenziano negli affreschi che decorano le tombe e anche nelle epigrafi. I dipinti dei recinti ebraici contengono immagini come la Menorah o il candelabro delle sette braccia e di solito, non ci sono profeti rappresentati, nel cristiano sì. Ci sono scene dell’Antico Testamento, ma anche del battesimo di Cristo. Un altro aspetto degno di nota è che gli ebrei concepirono questi spazi esclusivamente a scopo di sepoltura, mentre in quelli cristiani furono successivamente creati ampi spazi (cripte o cappelle) per il culto del defunto, soprattutto se era Papa, vescovo, martire o santo. I pellegrinaggi a Roma dal V secolo in poi, con il cristianesimo già consolidato come unica religione di stato, furono decisivi per la realizzazione di questi nuovi spazi sotterranei.

Penso che tu sia interessato alla Massoneria. Perché questo interesse?

Non avevo idea della Massoneria fino a qualche anno fa quando ho dovuto fare un articolo per “El Viajero”, supplemento settimanale di El País, su Collodi, un piccolo paese della Toscana dove Carlo Lorenzini, autore di Pinocchio, trascorse la sua infanzia. Da quel momento in poi, ho continuato a indagare….. Garibaldi, Ernesto Nathan, Totò …… Molti personaggi mi hanno sempre portato a essa. Ben compresa – e lontana dai circoli del potere come Propaganda Due – è importante. L’ultimo studio che sto facendo è il suo legame con l’arte contemporanea. A proposito, quando ero nelle catacombe, ho assorbito la storia del profeta Giona (Antico Testamento) e ho scoperto che anche Pinocchio ha molto della Bibbia. Il mondo è emozionante e la verità ha mille facce.

Anche la massoneria ha una presenza importante a Roma?

Dove c’è il cristianesimo c’è la massoneria, che è un desiderio di andare oltre, di non essere vincolati da catene di nessuna religione. La massoneria moderna (esoterismo, numerologia, astrologia, alchimia …) nacque nel 1717 in Inghilterra, guidata dall’Illuminismo. In Italia è stato fondamentale per l’unificazione del Paese. Papa Francesco ha sempre difeso Lutero, e in questo coincide con la massoneria italiana. La leggenda narra che mentre le truppe di Garibaldi si difendevano nel Gianicolo davanti all’assedio dei Francesi, che sostenevano Pio IX, si rifugiarono nel Tempietto di Bramante, l’unico luogo intatto della zona. Si salvarono i molti. Ovviamente parliamo della Repubblica Romana del ‘49, che pretendeva stabilire idee democratiche in un paese bloccato. Una metafora di come in queste circostanze il cristianesimo tende la mano alla massoneria. Detto questo, sembra che io difenda l’importanza della massoneria nell’unificazione del paese nel 1860. Da un lato sì, ma dall’altro non così tanto. Anni fa ho letto “Il sangue del sud”, di Giordano Bruno Guerri, una specie di antistoria di tutto ciò, di colonizzazione da nord a sud. Sono contento di averlo letto perché mi aiuta a coltivare la mia opinione sulle cose. Di solito allo stesso tempo posso concordare e non su qualsiasi argomento. Forse il 10% sì e il 90% no, al contrario … A favore di qualcosa e del suo contrario, perché forse entrambi hanno ragione.

Margarita Rodríguez. Roma, 10 novembre 2019