José Luis Seara

Nasce a Arcade (Pontevedra) nel 1957. Artista di estrema vitalità, dalla fantasia traboccante e ascritta alle avanguardie, incide sui processi astratti con una elaborazione altamente ponderata, sebbene nella sua arte ci sia freschezza e mancanza di preoccupazione per il risultato finale. La natura e la figura umana formano un discorso che inizia alla fine degli anni ’80 ed è direttamente collegato alla corrente atlantica. Nella sua opera natura e figura umana configurano un universo nutrito da una costante ricerca tecnica, caratterizzata anche dall’uso di diversi supporti.

 

Lo abbiamo intervistato dopo aver partecipato alla mostra collettiva “Miradas Cruzadas” (19 novembre-8 dicembre 2019) presso il Museo MACHO della Fondazione Horcynus Orca a Messina.

Maestro di teatro dei burattini e del teatro delle ombre e sorvegliante del carnevale…

Più che un insegnante, quello che ho fatto per anni è stato lavorare in diverse compagnie teatrali, nella direzione artistica, progettazione e costruzione di scenografie e pupazzi. Per un certo periodo ho fatto anche il burattinaio, il che mi ha portato a lavorare su diverse proposte del Carnevale, dove ho svolto attività di consulenza e di insegnamento per la costruzione di maschere, carri allegorici e sfilate per diversi gruppi e associazioni. Durante un periodo ho tenuto corsi di teatro di ombre cinesi ed ho lavorato in vari lungometraggi e cortometraggi come direttore artistico, attrezzista, scenografo o regista di scenografie.

Perché sei interessato alla parte ludica dell’arte?

Diciamo che mi identifico molto con l’arte e la vita, perché attraverso il sociale e il collettivo si uniscono espressioni artistiche come la musica, il teatro, la pittura o la danza, ed è attraverso il pubblico che si crea qualcosa in comune, sia in modo passivo che attivo, generando una sorta di catarsi collettiva… Tuttavia, mi piace la solitudine del mio lavoro in laboratorio, anche se sembra contraddittorio, ma ho davvero bisogno di questi momenti di solitudine e riflessione.

Vedo che sei interessato a tutto ciò che ha a che fare con la natura e con gli esseri umani,

Certo che mi interessa! Ma in riferimento alla creazione artistica, cerco di infondere questo interesse su un altro punto più vicino alle emozioni e ai sensi, ma in nessun caso per fare una vera e propria trasposizione della realtá.

Alcuni ti hanno identificato con l’avanguardia artistica, che ora è molto impegnata con le nuove tecnologie,

Propriamente non mi identifico con l’avanguardia. Diciamo che c’è chi si identifica con me. Sono interessato a sviluppare il mio lavoro nella dimensione temporale in cui mi sono trovato a vivere. In alcune realizzazioni uso una certa tecnologia a cui posso accedere e di cui ho la disponibilitá. Ci sono opere che mi girano per la testa da anni, ma avrei bisogno della collaborazione di altre persone più tecnologiche. Sono molto interessato al lavoro di alcuni artisti che utilizzano le nuove tecnologie e trovo affascinante utilizzare tutto ciò che abbiamo a disposizione per continuare ad aprire nuove strade nell’arte.

In che modo l’essere galiziano ed il vivere vicino all’Atlantico, influenza il tuo lavoro?

Non so esattamente come ma sicuramente molto. Anche se d’altro canto è vero che fin da bambino ho vissuto in luoghi diversi: nel Mediterraneo, nell’Altopiano iberico o nell’Atlantico, oltre a viaggiare per il mondo. Penso che sia il mix di tutto questo che influenzi il mio lavoro. È vero che il fatto di vivere questi ultimi anni tra la Galizia e il Portogallo mi fa passare al setaccio tutte queste influenze e mi conduce a un tipo di lavoro più adatto al mio ambiente, più vicino alla mia capacità di creare e sviluppare all’interno delle mie possibilità logistiche ed economiche. Sono consapevole di non vivere al centro della creazione e della distribuzione del prodotto artistico. Diciamo che vivo in periferia. Anche se ritengo che viviamo in un’epoca in cui, grazie alla tecnologia, si può mostrare e distribuire la propria opera da qualsiasi luogo, ma bisogna comunque adattarsi a questa nuova situazione.

Recentemente hai esposto in una mostra collettiva dal titolo “Miradas Cruzadas” presso il Museo MACHO della Fondazione Horcynus Orca di Messina. Come hai vissuto questo confronto con un’altra cultura?

A parte lo scambio personale di idee con gli artisti, sia quelli con cui ho esposto che quelli che ho incontrato alla Fondazione, è stata per me un’esperienza molto gratificante e genererà anche qualche collaborazione futura. La mostra è molto recente perché è terminata a dicembre scorso, e quindi non sono sicuro quale influenza avrà nel prossimo futuro e a cosa porterà. Questo appare sempre a poco a poco, ha bisogno di un po’ di tempo. Ció che mi è chiaro è che mi è piaciuto molto lavorare lì. Il Museo è affascinante e molto suggestivo, e invita a creare qualcosa di specifico per quello spazio e spero che questo si possa concretizzare al più presto.

D’altra parte, vorrei sottolineare il positivo contatto con il pubblico, che è stato abbondante e molto interattivo, e questo grazie anche al personale della Fondazione Horcynus Orca, al curatore Andrea Iezzi, ed a tutta l’opera svolta dallo staff dell’Ufficio del Consigliere Culturale dell’Ambasciata di Spagna, che mi ha aiutato molto. Sono stato molto soddisfatto e grato di aver partecipato al programma “La Cultura é Capitale”.

Margarita Rodríguez. Roma, 3 gennaio 2020.

Foto: ©Manuel Triñanes