Beatriz Tejero Villarreal

Si definisce principalmente una “Storica dei Giardini”, ma è esperta in Tecniche di Ricerca Scientifica, Docente e ricercatrice d’Arte, di Architettura dei Siti Reali e dei Giardini Storici e del loro recupero. Ha lavorato anche in diversi progetti di restauro e recupero architettonico.

La sua formazione è continua presso organismi dedicati alla ricerca ed alla conservazione del patrimonio artistico e architettonico, tra cui il Consejo Superior de Investigaciones Científicas, il Comité Español de Historia del Arte, la Fundación Universitaria Española, e la Escola Europea del Patrimoni de Barcelona, di cui è stata docente.

Ha ricevuto il “Premio Campomanes de Investigación” ed è membro dell’ASIERI (Associazione dei Ricercatori Spagnoli a Roma). Insegna Storia, Letteratura, Lingua e Cultura Spagnola presso la Scuola Statale Italiana di Madrid e inoltre dedica il suo patrimonio culturale al lavoro di guida turistica.

 

Da storica dell’ Arte, come é sfociato questo in un interesse per i giardini?

Ho iniziato ad appassionarmi alla storia dei giardini all’Università, quando mi sono avvicinata al mondo del giardino quale monumento di interesse storico e artistico. La mia vocazione è cresciuta grazie al contatto professionale con figure come la professoressa Carmen Añón – una delle prime paesaggiste spagnole – e si è poi concretizzata attraverso le collaborazioni in diversi progetti di recupero dei giardini che ho realizzato, fondamentalmente per lo studio del paesaggismo di Citerea (Cèrigo).

Queste esperienze mi hanno permesso di addentrarmi in un campo professionale affascinante, in cui Arte e Natura appaiono indissolubilmente legate. Come sancito dalla Carta di Firenze, il giardino storico è una composizione architettonica e vegetale il cui aspetto è soggetto al ciclico passaggio delle stagioni, allo sviluppo e al degrado della Natura ed a quello della volontà artistica e dell’artificio che tende a perpetuare il suo stato. È un insieme in cui sono presenti tracciati stradali, progettazione di elementi architettonici, ornamenti con sculture e fontane, il tutto combinato con la progettazione e l’installazione dell’elemento verde, sempre effimero e deperibile. Il giardino storico è un monumento e come tale deve essere conosciuto, valorizzato e conservato. Il suo studio è davvero una sfida entusiasmante.

Qual’è  l’importanza dei giardini per le Corti Reali?

Come i magnifici palazzi, i grandi giardini di corte mostrano un’immagine decisa di potenza e raffinatezza. Erano monumenti legati alla volontà di mecenati di alto livello culturale ed economico che potevano assumere i migliori artisti e investire grandi somme nella loro esecuzione e decorazione. Hanno seguito la moda o lo stile architettonico del periodo in cui sono stati progettati. Hanno anche incorporato la sperimentazione botanica, la fauna esotica e  sorprendenti giochi d’acqua. Questi spazi ricreativi hanno ospitato il teatro e la musica, le collezioni di scultura e gli eventi letterari e filosofici. Sebbene in genere condividessero un uso rappresentativo e ludico, alcuni si distinguevano per essere più monumentali, ed altri per essere più raffinati e intimi. In ogni caso, sono autentiche opere d’arte che ci permettono di conoscere una parte del nostro passato storico e di godere del valore estetico che trasmettono.

A Madrid ad esempio, si trova il Jardín del Buen Retiro, che venne creato per il piacere personale del re Filippo IV ma che ora è un centro ricreativo per i cittadini. Esiteva un tempo la idea di un giardino per il popolo?

In effetti a Madrid ci sono due grandi parchi pubblici che in origine erano i Giardini Reali. Sono luoghi di svago per il cittadino, ma non deve essere dimenticata la loro componente storica. Questo determina che, in alcune occasioni, è complesso coniugare le esigenze di una moderna fruizione di un parco pubblico con le esigenze di conservazione e manutenzione di un giardino storico. L’uso pubblico di un giardino reale già veniva documentato nell’Inghilterra del XVII secolo, ed è il caso di Hyde Park. In seguito, altri giardini dei reali francesi e austriaci in alcune occasioni sono stati aperti alla visita. Le idee illustrate e le trasformazioni sociali e ideologiche legate al socialismo utopico posero le basi per una nuova consapevolezza verso la Natura e la sua presenza nella città. Il forte sviluppo urbano e l’aumento della popolazione dopo la Rivoluzione industriale resero possibile la nascita dei grandi parchi pubblici nell’ultimo terzo del XIX secolo. Come abbiamo già detto, nei secoli precedenti il giardino era stato legato quasi esclusivamente alle élite del potere politico, economico o religioso. Una delle poche eccezioni a questo modello la troviamo proprio nell’Antica Roma, dove non solo le aree verdi dei giardini furono incorporate nei grandi centri di uso pubblico come le terme, ma lo stesso Cesare nel suo testamento stabilì la donazione al popolo romano dei suoi magnifici giardini situati nei pressi dell’attuale Stazione di Trastevere.

Quali sono le differenze salienti tra i giardini spagnoli e quelli italiani?

Anche se ci sono paesi che hanno creato e diffuso un proprio stile di giardino, ciò che veramente differenzia i giardini è il tipo e la classificazione artistica. Come in architettura, si parla per esempio di giardini rinascimentali, barocchi o romantici. Ci sono alcune caratteristiche e determinati elementi che si manifestano in ciascuno di questi stili, indipendentemente dal paese o dalla zona in cui si trovano. Ma sebbene lo stile classifichi i giardini, è anche vero che ogni area geografica o culturale introduce alcune varianti locali, così come alcune varianti vegetali derivate da differenze di suolo o clima.

In Spagna ci sono esempi di giardini reali dove le caratteristiche del giardino rinascimentale italiano convissero in sorprendente armonia con elementi dei giardini fiamminghi e musulmani. Il carattere ibrido è una caratteristica molto interessante di alcuni esempi di giardini spagnoli, anche se forse la più grande differenza nella storia del giardinaggio tra Spagna e Italia è la presenza del giardino ispano-musulmano. Si tratta di un singolare contributo spagnolo alla cultura europea in questo campo, praticamente unico nel suo genere, salvo qualche caso in Sicilia.

Attualmente lei vive a Roma, cosa l`ha portata sin qui?

Da alcuni anni sto seguendo una linea di ricerca che mi ha portato a Roma. Sto approfondendo la figura di due artisti legati ai giardini – uno italiano e l’altro spagnolo – di diverse epoche storiche e discipline artistiche. Entrambi sono esempi di scambio artistico tra i due paesi. Ho fatto una parentesi nella mia veste di insegnante per sviluppare queste ricerche a Roma, una città che ha avuto un posto speciale nella mia vita e che ha sempre significato una meta desiderata.

Nella parte sotterranea di Roma c’è una vita che la maggior parte di noi non ha la possibilitá di visitare, ma tu che hai avuto la fortuna di poterla conoscere ed analizzare, cosa ne vorresti evidenziare?

Roma, come si sa, ha molteplici livelli di lettura e di conoscenza. La Roma che si osserva nelle passeggiate, la Roma archeologica, la Roma dei grandi palazzi, dei musei e delle chiese aperte alla visita, la Roma vissuta nei quartieri… Anche quella di difficile accesso, che si nasconde dietro le porte di un chiostro, delle famiglie della nobiltà o delle istituzioni private o pubbliche.  All’interno di quest’ultimo gruppo c’è la Roma sotterranea, quella città addormentata che vive in un profondo sogno millenario. I miei interessi per il giardino romano e i percorsi dell’acqua mi hanno portato ad approfondire l’ingegneria idraulica nell’antica Roma. Tutto ciò mi ha permesso di entrare in contatto con l’associazione Roma Sotterranea. Grazie a questo, ho ricevuto una formazione nella speleologia di cavità artificiali con interesse archeologico. È un vero privilegio aver potuto condividere i compiti di questa associazione e collaborare nelle attività che mi hanno permesso di entrare in contatto con varie cavità ipogee, siano esse infrastrutture idrauliche, resti di edifici di ogni tipo o importanti cave. Camminiamo ogni giorno su queste strutture senza percepire la loro silenziosa presenza.

Sapendo che conosci cosí tanto bene la città, qual è il tuo posto preferito di Roma?

Sento sempre un profondo capogiro quando mi viene posta questa domanda. Ricordo la sensazione inquietante del bambino a cui viene chiesto se ama di più la mamma o il papà.  Il fatto che sia una città nella quale percepisco un continuo legame con la storia e l’esperienza artistica mi rende quasi impossibile scegliere un solo luogo.

Roma è una città esuberante e generosa. Potrei dire che ho dei luoghi speciali per i diversi momenti della mia vita, posti destinati agli stati d’animo, a un momento della giornata o a ogni stagione dell’anno. Facendo un difficile esercizio di selezione potrei scegliere due luoghi che mi producono sempre un’intensa esperienza sensoriale e intima.  Il primo è il roseto dell’Aventino in primavera. Da lì si ha una percezione privilegiata delle imponenti vestigia dell’antica Roma tra profumi avvolgenti ed una esplosione di colore. La seconda è la sala con gli affreschi della Villa di Livia a Prima Porta che si trova nel Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme. Considerato il più antico dipinto di un giardino, le sue quattro pareti affrescate immergono il visitatore in un idilliaco mondo naturale. L’atmosfera suggestiva creata dalle decine di alberi, piante, fiori e uccelli rappresentati mi commuove e mi emoziona.

Margarita Rodríguez. Roma, 29 gennaio 2020